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L’arcobaleno ci supplica di far pace con la nostra cara Madre Natura 

La pandemia del Covid-19 è stata paragonata da Papa Francesco ad “una tempesta inaspettata e furiosa”.

Una tempesta che fa tornare in mente il diluvio universale, descritto nel racconto biblico come un atto di punizione divina, dal quale Dio risparmiò soltanto Noè, uomo retto e pio, ordinandogli di costruire una grande arca per mettere in salvo la sua famiglia ed una coppia di animali per ogni specie.

Un’arca che ci ricorda la barca sulla quale “ci siamo resi conto di trovarci tutti fragili e disorientati”, come ha detto il Papa.

La nona onda

La tempesta di vento e pioggia durò per quaranta giorni e quaranta notti, un numero che ci rimanda alla quarantena.

Alla fine del diluvio universale nel cielo apparve uno sfolgorante arcobaleno, segno di una nuova pace e alleanza tra Dio e gli uomini.

Un arcobaleno come quello disegnato dai bambini che, chiusi in casa a causa del Coronavirus, danno libero sfogo alla fantasia e si fanno coraggio scrivendo “Andrà tutto bene”.

arca diluvio arcobaleno

La metafora del diluvio universale, trasposta al presente e al femminile, potrebbe portarci ad  interpretare il Coronavirus come una sorta di ribellione da parte di Madre Natura nei confronti della specie umana, che negli ultimi secoli ha dilapidato le risorse ecologiche ed ambientali del pianeta, contribuendo al progressivo aggravarsi dell’inquinamento, dell’effetto serra e del conseguente problema del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici.

Più voci si sono levate in tal senso, dalle più autorevoli alle meno note, fino alle più sconosciute, come la mia.

“Sono il nostro terribile rapporto con la natura e la nostra mancanza di rispetto per gli animali, con cui dovremmo condividere il pianeta, che hanno causato questa pandemia, che era stata prevista molto tempo fa”.
(Jane Goodall)

Così Jane Goodall, etologa e antropologa britannica di fama mondiale (conosciuta soprattutto per la sua ricerca, durata 40 anni, sulla vita sociale e familiare degli scimpanzé), ha spiegato la diffusione in tutto il mondo del Coronavirus, sperando che possa diventare l'occasione per un importante insegnamento:

“Dobbiamo renderci conto di essere parte del mondo naturale, dipendiamo da esso e, mentre lo distruggiamo, in realtà stiamo rubando il futuro ai nostri figli”.
(Jane Goodall)

Anche la nota giornalista, scrittrice e attivista canadese Naomi Klein, in una riflessione apparsa sulla testata “El Salto” ha evidenziato:

“Ora a causa della crisi ecologica e a causa del cambiamento climatico è la stessa abitabilità del pianeta ad essere sacrificata. Ci vuole una soluzione bastata sui principi di un’economia effettivamente rigenerativa, fondata sulla tutela e sulla riparazione. […]
Quando ci si chiede quando le cose torneranno alla normalità, dobbiamo ricordare che la normalità era la crisi. È normale che l’Australia stesse bruciando un paio di mesi fa? È normale che l’Amazzonia bruciasse un paio di mesi prima? […] Normale è mortale. La “normalità” è una crisi gigantesca. Dobbiamo provocare una profonda trasformazione che porti a un’economia salva-vita”.
(Naomi Klein)


Riflessioni simili sono anche quelle di un’altra donna meno nota, la fotografa, blogger e viaggiatrice italiana dal nome esotico Darinka Montico, che in questi mesi ha fatto sicuramente parlare di sé grazie alle numerosissime condivisioni del suo video, ispirato da “An Imagined Letter from Covid-19 to Humans" di K. Flyntz, nel quale il virus (o a tratti forse Madre Natura?) si rivolge agli uomini con queste parole:

“Non potete mettervi a fare Dio. Il nostro obbligo è reciproco. Come è sempre stato, anche se ve lo siete dimenticati.” 
“L'anno scorso, le tempeste di fuoco che hanno bruciato i polmoni della terra non vi hanno fermato. Né i ghiacciai che si disintegrano. Né le vostre città che sprofondano. Né la consapevolezza di essere i soli responsabili della sesta estinzione di massa. Non mi avete ascoltato.”
“Non sono un nemico. Sono un mero messaggero, sono un alleato, sono la forza che riporterà l’equilibrio. Ora mi dovete ascoltare, sto urlando di fermarvi! Fermatevi, tacete, ascoltate!”
“Guardate l’oceano, come sta? Guardate i fiumi, come stanno? Guardate la terra, come sta? Guardate voi stessi, come state?
Non puoi essere sano in un ecosistema malato. Fermati.”

E degno di nota è anche un altro suo video successivo, intitolato “Epicentro”, nel quale Darinka riflette sul ritorno alla (a)normalità: 

"In molti da dentro alle nostre gabbie dorate inveiscono incazzati di voler tornare alla normalità…
la normalità in cui sfrecciare a 200 km all'ora in una scatoletta di ferro era normale e camminare non lo era,
la normalità in cui ci si riferiva alle persone come “consumatori”, […]
la normalità in cui ci si arrogava il diritto di schiavizzare e sterminare ogni altra specie animale esistente.[…]
La normalità di definire la sistematica distruzione del nostro habitat naturale progresso.
No grazie, non tutti noi vogliamo tornare a quella normalità, alla distopica routine che ci stava risucchiando.
Incontro persone, qui nel mio paese, a cui fa schifo camminare a piedi nudi sui prati, che si rifiutano di toccare la terra con le mani, senza rendersi conto che siamo fatti di lei. Succede anche da voi? Siamo destinati ad essere dei figli disturbati se non impareremo ad amare nostra madre."

Quella stessa “Madre Natura che sta venendo a riscuotere il debito di karma”, per usare le parole con cui il chitarrista dei Korn James "Munky" Shaffer ha spiegato la pandemia.

Anche l’insegnante spirituale indiana Preetha Ji Krishna, conosciuta meglio come Preethaji, dopo aver evidenziato il fatto che da milioni di anni la Natura sperimenta scartando le specie che non sono più utili all'intero sistema, si chiede:

“Siamo di beneficio a questa Terra?
E se non lo siamo, come pensiamo che si possa comportare la natura con noi?
E se il Coronavirus fosse il modo per la natura di eliminare il virus umano?”

Il suo discorso si conclude così:

“Se state davvero cercando un mondo in pace, un mondo colmo di gioia, se vogliamo creare un mondo meraviglioso per i nostri figli e i nostri nipoti, allora la trasformazione deve avvenire qui e adesso. È già troppo tardi.”

Ma di quale trasformazione parlano Naomi Klein e Preethaji?

Come possiamo noi, piccoli uomini e donne, risolvere da soli problemi di carattere globale e di portata enorme?

Dal punto di vista ambientale, per esempio, siamo portati a pensare che il cambiamento climatico sia un fenomeno troppo più grande di noi, rispetto al quale qualsiasi nostro intervento, come singoli cittadini, famiglie o aziende, rappresenterebbe soltanto un’infinitesima goccia nel mare.

In realtà si tratta di un approccio sbagliato al problema e forse in fondo è soltanto un atteggiamento con cui finora la maggior parte di noi ha cercato di giustificare la propria inerzia, la propria resistenza al cambiamento, il proprio attaccamento a certe abitudini sbagliate, talvolta addirittura la propria pigrizia.

Del resto per risolvere un qualunque problema è necessario innanzitutto prendere coscienza di qual è la sua causa: e ormai da anni la comunità scientifica è concorde nel ritenere che il clima stia cambiando principalmente a causa del modo in cui produciamo ed usiamo l’energia per ottenere elettricità, riscaldare le nostre case, alimentare le nostre fabbriche, guidare le nostre automobili, produrre i nostri beni: per tutte queste azioni la nostra società fa infatti principalmente ricorso a fonti energetiche fossili, non rinnovabili, come il petrolio, il metano e il carbone, la cui combustione provoca l’emissione di anidride carbonica (CO2) e di altri gas che aggravano il fenomeno naturale dell’effetto serra, contribuendo così a determinare il riscaldamento globale del pianeta.

Quindi, non sono solo le ciminiere delle industrie a inquinare e ad essere responsabili dei cambiamenti climatici, ma sono anche i gesti quotidiani di milioni di persone che sommati insieme fanno “massa critica”, perché dietro tutte le nostre azioni quotidiane che, più o meno direttamente, comportano un consumo energetico, si nasconde sempre un'emissione di cosiddetti “gas serra”.

Quindi, se ognuno di noi ha contribuito, nel suo piccolo, a creare il riscaldamento globale, tutti noi possiamo scegliere di cambiare le cose.

Per riprendere le parole di Jane Goodall:

«Tutti possono avere un impatto ogni singolo giorno».

Ciò che possiamo fare nella nostra vita individuale

«dipende un po’ da chi siamo, ma tutti possiamo fare la differenza, tutti possono farla».

E possiamo farla in tanti, tantissimi modi: con gli acquisti che facciamo, con il modo in cui consumiamo le nostre risorse e gestiamo i nostri rifiuti, con il ricorso a fonti di energia rinnovabili, con l’uso di tecnologie efficienti che ci permettano, a parità di prestazioni, di avere consumi e costi inferiori.

Si tratta solo di usare meglio ed in maniera più intelligente l’energia. Senza rinunciare a nulla, neanche ai nostri confort.

L’unica cosa alla quale dobbiamo rinunciare sono quei piccoli sprechi che sembrano insignificanti, ma che moltiplicati per tante utenze costituiscono invece un grande sperpero a livello nazionale.

Oppure, pensiamo alle piccole scelte quotidiane che ci troviamo spesso ad affrontare in maniera quasi meccanica, per esempio quando facciamo la spesa. La preferenza per i prodotti da acquistare può dipendere da tanti fattori, ma anche dalle risposte a domande come queste:

Ciò che mangiamo da dove viene? Quanta acqua sarà stata consumata per la sua produzione? Quanti combustibili per il suo trasporto? Quanti chilometri avrà percorso? E l’imballaggio è davvero necessario? Ci sono prodotti alternativi che hanno danneggiato meno l'ambiente durante tutto il loro ciclo di vita, dalla produzione, al trasporto, allo smaltimento, perché magari sono biologici, di stagione, di origine locale o privi di un inutile involucro di polistirolo?”

E questi sono solo alcuni piccoli e semplici esempi di domande che avremmo dovuto cominciare a farci già da tempo e che in futuro dovremmo porci sempre più spesso.

L’isolamento causato dal Coronavirus ci ha obbligato a modificare alcuni modelli di comportamento, ma al contempo ci ha dimostrato che cambiare abitudini non comporta necessariamente impegni onerosi, quanto piuttosto la semplice scelta di misure ed azioni che possono contribuire alla salvaguardia sia della nostra salute, che del nostro ambiente, senza pregiudicare la qualità della nostra vita. Anzi, molto spesso facendoci pure risparmiare.

Del resto, se i gas serra sono riconducibili ai luoghi dove si coltiva e si produce, dove c’è alta mobilità motorizzata, dove si riscaldano e si illuminano abitazioni e uffici, dove si consuma e si producono i rifiuti solidi urbani; se 1/3 dei consumi energetici è legato agli usi domestici; se il trasporto è responsabile per 1/5 delle emissioni di gas serra con una tendenza di forte crescita… Allora è proprio lì, a livello locale, che si può e si deve agire per ottenere una consistente mitigazione dell’effetto serra.

Il contributo locale alla soluzione dei problemi globale non solo è importante, ma è fondamentale e forse è addirittura l’unica soluzione possibile: le scelte personali di ognuno di noi possono davvero fare la differenza e non ha senso pensare che rappresentino “soltanto” un piccola goccia nel mare, perché in fondo, di cosa è fatto il mare se non di singole, minuscole, gocce?

Come ci ricordano anche le parole di Robert Kennedy, le forze sociali non sono altro che l’accumulazione di azioni individuali:

Non lasciamoci scoraggiare dalla convinzione che un solo essere umano possa fare ben poco contro l’enorme marea dei problemi del mondo. Pochi hanno la grandezza che dà forma alla storia, ma ognuno di noi può cambiare una piccola parte degli eventi, e la somma di tutti questi atti scrive la storia di una generazione.”
(Robert Kennedy)

Quindi, perché no?

Perché non cogliere l’occasione offertaci dal Coronavirus per “scrivere la storia della nostra generazione” iniziando a ripensare il nostro stile di vita a partire da tutti quei piccoli gesti quotidiani che possono avere impatto sull'ambiente e su Madre Natura?

Per riprendere le parole di Nomi Klein:

“Sono molto fiduciosa sui diversi modi in cui le persone possono collaborare in questo momento ed è ironico, perché è vero che non siamo mai stati così fisicamente distanti, ma forse è proprio per tale lontananza che siamo così determinati ad avvicinarci l’un l’altro”.
(Naomi Klein)

Iniziamo intanto ad avvicinarci, virtualmente e spiritualmente, connettendoci sulla stessa lunghezza d’onda, proprio come le onde del mare contengono e collegano milioni di singole gocce: gocce di consapevolezza, gocce di fiducia, gocce di rispetto per la Natura intesa in senso lato, come Madre che ci ha dato la Vita, Casa che ci ospita, Terra che ci sostiene, Unione di esseri viventi di varie specie, Forza creatrice le cui leggi e i cui processi manifestano un equilibrio perfetto.

Tra le leggi dell’Ecologia, ricordiamo in primis, la legge della biodiversità: un ecosistema è sano se mantiene la diversità delle specie che vivono al suo interno. In secondo luogo, la legge dell’interdipendenza: tutte le specie sono connesse e interdipendenti. Poi la legge delle risorse limitate: la capacità degli ecosistemi di creare e rinnovare le risorse disponibili ha un limite. Infine, aggiungerei, la legge della circolarità: in Natura non esistono rifiuti, ciò che rappresenta uno scarto per una specie è fonte di sostentamento per un’altra.

Per non parlare qui delle leggi della Fisica, che dimostrano altrettanta armonia, come la terza legge del moto di Newton, o terzo principio della dinamica, più noto come principio di azione e reazione, in base al quale “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”: una legge fisica cui potremmo dare anche un’interpretazione più psicologica, filosofica o spirituale, del tipo “quanto più si dona, tanto più si riceve”, che si tratti azioni, pensieri, attenzioni, amicizia o amore.

Oppure pensiamo alla meraviglia delle leggi della Vita, alla perfezione del corpo umano e del suo modo di nutrirsi, respirare, crescere, guarire, rigenerarsi, riprodursi… Pensiamo al miracolo della nascita di un bambino, o alla magia quasi mistica dell’allattamento!

E potremmo continuare a trovare milioni di esempi concreti e interpretazioni più o meno poetiche di quello che è l’incontestabile equilibrio naturale, un equilibrio millenario, duraturo e sostenibile, che dovrebbe ispirarci a trovare nuove forme di produzione, di lavoro, di trasporto, di scambio, di istruzione, di convivenza, di cooperazione, di turismo, di economia. Più sostenibili appunto.

Per rinascere a nuova vita. Ispirandoci alla Grande Vita.

Equilibrio Natura

Perché solo imparando finalmente a prendere spunto dalla perfezione delle leggi della Natura per realizzare ogni nostra creazione ed attività, per ogni nostro processo, prodotto o servizio, potremo garantire la nostra sopravvivenza e quella della nostra società, in maniera armonica e, appunto, equilibrata.

Si tratta di una lezione antica ed eterna, che è sempre stata sotto ai nostri occhi, ma che non sempre abbiamo saputo cogliere.

Adesso non possiamo più ignorarla. Mettiamola in pratica. Sarà la nostra vera cura.

Madre Natura ci ringrazierà.

Madre Natura
“Non è possibile tornare alle vecchie e fallimentari pratiche, la cura è una conversione ecologica radicale di economia e società”.
 (Annalisa Corrado)

Con questa parole si è espressa Annalisa Corrado, ecologista e portavoce di Green Italia, spiegando così il suo punto di vista:

In definitiva, questa incredibile situazione emergenziale che ci troviamo a fronteggiare, questa spaventosa pandemia, avrebbe elementi di evidente parallelismo con la crisi climatica, con la distruzione e il saccheggio della biodiversità, con le condizioni insalubri in cui molti di noi sono costretti a vivere e lavorare. Sarebbe, cioè, anch’essa riconducibile al modello economico dominante: estrattivo, fossile, aggressivo e dedito al saccheggio sistematico delle risorse dell’ecosistema.
Alla fine di questo tunnel, lungi dal tornare alle vecchie/vecchissime e fallimentari pratiche, esercitandole in maniera ancora più aggressiva e scellerata, sarà necessario e urgente cogliere questo momento per accelerare le trasformazioni radicali in chiave ecologista di cui abbiamo tutti bisogno, in maniera sempre più evidente.
La cura non può essere, giunti al fondo del barile, iniziare a trivellarlo.
Tutto il contrario.
La cura è una conversione ecologica radicale di economia e società, che comprenda una lotta senza quartiere alle diseguaglianze, un potenziamento della sanità pubblica universalistica e della vera prevenzione, nel solco tracciato delle Nazioni Unite per il 2030, con i 17 obiettivi strategici per la sostenibilità (SDGs, Sustainable Development Goals).
Bianco o nero: senza vie di mezzo, senza scorciatoie, senza deroghe.”

E per chi pensa che queste posizioni siano utopiche e assolutamente irrealizzabili, concludo con le proposte di un personaggio la cui storia dimostra con i fatti che “un’altra economia è possibile”: Muhammad Yunus, economista e banchiere bengalese, Professore di Economia presso la Middle Tennessee State University U.S.A., fondatore della Gremeen Bank e Premio Nobel per la pace nel 2006 per esser riuscito a mettere la scienza economica al servizio della lotta alla povertà, inventando il microcredito, ovvero un sistema di piccoli prestiti destinati ad imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali, solitamente non interessati al finanziamento di microprogetti, che offrono basse possibilità di profitto a fronte di rischi elevati.

In seguito alla morte di centinaia di migliaia di persone, causata nel 1974 da una violenta inondazione che colpì il Bangladesh e cui seguì una grave carestia, Yunus si rese conto di quanto le teorie economiche che egli stesso insegnava fossero lontane dalla realtà. Perciò iniziò a battere a piedi centinaia di villaggi rurali, concedendo in prestito pochi dollari alle comunità, somme minime che servivano per attuare iniziative imprenditoriali. Il suo primo prestito fu di soli 27 dollari USA, concesso ad un gruppo di donne che producevano mobili in bambù. Da allora Yunus ha continuato a promuovere i piccoli finanziamenti di imprese soprattutto femminili, arrivando a fondare nel 1976 la Grameen Bank, prima banca al mondo ad effettuare prestiti ai più poveri tra i poveri, basandosi non sulla solvibilità, bensì sulla fiducia. Per garantirne il rimborso, la banca si serve di gruppi di solidarietà, piccoli gruppi informali destinatari del finanziamento, i cui membri si sostengono vicendevolmente negli sforzi di avanzamento economico individuale ed hanno la responsabilità solidale per il rimborso del prestito. Più del 90% dei prestiti della Grameen è destinato alle donne: tale politica è motivata dall'idea che i profitti realizzati dalle donne siano più frequentemente destinati al sostentamento delle famiglie.

Questa è la storia di Yunus, una base di partenza importante per apprezzare e comprendere meglio le sue proposte per il presente, apparse in un articolo uscito il 18 aprile 2020 su Repubblica, dal quale sono estratti i seguenti passi, che intendono comunque stimolare la lettura del pezzo completo:

“In questo momento tutto il mondo deve trovare una risposta a un grande interrogativo. Non si tratta di come far ripartire l’economia perché, per fortuna, sappiamo già farlo. […] No, il grande interrogativo a cui dobbiamo dare risposta è un altro: riportiamo il mondo nella situazione nella quale si trovava prima del coronavirus o lo ridisegniamo daccapo? La decisione spetta soltanto a noi.
 Inutile dire che, prima del coronavirus, il mondo non ci andava bene. […]
Contavamo letteralmente i giorni che mancavano a quando l’intero pianeta sarebbe diventato inabitabile per la catastrofe climatica. […]
Dovremmo tornare a quel mondo? A noi la scelta.
 All'improvviso il coronavirus ha cambiato radicalmente il contesto delle cose e i dati spiccioli. Ha spalancato davanti ai nostri occhi possibilità temerarie che non erano mai state prese in considerazione in precedenza. All'improvviso, eccoci di fronte a una tabula rasa. Possiamo andare in qualsiasi direzione vorremo. Che incredibile libertà di scelta!
Prima di farla ripartire, dobbiamo decidere che tipo di economia vogliamo. Prima e più di ogni altra cosa, l’economia è uno strumento che ci può aiutare a perseguire gli obbiettivi che noi stessi ci prefiggiamo. Non deve farci sentire tormentati e impotenti. Non dovrebbe fungere da trappola letale messa a punto da qualche potenza divina per infliggerci una pena. Non dobbiamo dimenticare mai, neppure per un istante, che l’economia è uno strumento creato da noi uomini. Dobbiamo dunque continuare a progettarlo e riconfigurarlo finché non renderà tutti felici. È uno strumento messo a punto per arrivare alla massima felicità collettiva possibile.
Se, a un certo punto, abbiamo la sensazione che non ci sta portando dove vogliamo andare, sappiamo immediatamente che nel suo hardware o nel suo software di cui facciamo uso c’è qualcosa di sbagliato. Tutto quello che dobbiamo fare è sistemarlo. […]
Se vogliamo creare un mondo di zero emissioni di anidride carbonica, costruiremo il software e l’hardware giusti per riuscirci. […]
Tutto sta nel mettere a punto l’hardware e il software giusti. Ne abbiamo le capacità. Possiamo farlo. Quando gli esseri umani decidono di fare qualcosa, la fanno e basta. Niente è impossibile per gli uomini.
La notizia più entusiasmante legata alla crisi del coronavirus è che ci sta offrendo inestimabili opportunità per un nuovo inizio.[…]
Ad aiutarci in modo sostanziale è una singola decisione globale unanime: sia chiaro, non vogliamo assolutamente tornare al mondo di prima. Nel nome della ripresa, non vogliamo saltare nella stessa padella rovente di prima.[…]
Il punto cruciale per lanciare un programma di rilancio post-coronavirus consisterà nel mettere al centro di ogni decisione e di tutti i processi decisionali politici una nuova consapevolezza sociale e ambientale. […]
In questo mio articolo illustro una serie di politiche che mi sono ben note e nelle quali ripongo fiducia. Questo non esclude che vi siano molte altre opzioni creative ed efficaci. […]
Nel NRP (New Recovery Programme, Programma della nuova ripresa) che vi propongo, assegno un ruolo fondamentale a una nuova forma di impresa detta impresa sociale. Si tratta di un’impresa creata esclusivamente per risolvere i problemi delle persone, un’impresa che non crea un utile personale per gli investitori, se si eccettua il solo recupero dell’investimento iniziale. Una volta rientrati in possesso dell’investimento originario, tutti gli utili successivi devono essere re-immessi nell’impresa. […]
L'NRP deve spezzare la tradizionale divisione del lavoro tra i cittadini e il governo. Si dà per scontato che compito dei cittadini sia prendersi cura delle rispettive famiglie e pagare le tasse, e che sia responsabilità del governo (e, in misura circoscritta, del settore no-profit) prendersi cura di tutti i problemi della collettività, come il clima, il mondo del lavoro, l’assistenza sanitaria, l’istruzione, l’acqua e così via. L'NRP deve far cadere questo muro divisorio e incoraggiare tutti i cittadini a farsi avanti, a dar prova dei loro talenti nella risoluzione dei problemi creando imprese sociali. La loro forza non sta nella portata delle loro iniziative, ma nel loro numero. Una piccola iniziativa moltiplicata per un grande numero si trasforma in un’azione nazionale significativa. […]
Un invito proficuo lanciato dal governo per la disperazione e la situazione di emergenza del periodo post-coronavirus potrà mettere in moto un’ondata di attività finora sconosciute. Sarà una cartina di tornasole per la leadership per dimostrare come il mondo possa essere fatto rinascere in modi inediti e del tutto nuovi a cominciare dai giovani, dalle persone di mezza età, e dagli anziani, uomini e donne.
Se mancheremo di impegnarci in un programma di ripresa economica post-coronavirus trainato da una consapevolezza sociale e ambientale, imboccheremo inevitabilmente una strada molto peggiore della catastrofe provocata dal coronavirus. Per difenderci dal coronavirus possiamo rinchiuderci nelle nostre case ma, se non riusciremo a dare risposte adeguate alle questioni globali in costante peggioramento, non avremo dove nasconderci da Madre Natura arrabbiata con noi e dalle masse degli arrabbiati di tutto il pianeta.”

Per riprendere le parole del video della travel-blogger Darinka Montico:

"Ora è il momento di iniziare a comportarci come se già vivessimo nel mondo che sogniamo, è l’unico modo per poterlo costruire. […]
La vogliamo scrivere questa storia?"

O per dirla con quelle di uno scienziato, come il fisico, divulgatore scientifico e scrittore Massimo Temporelli:

"Non sentite anche voi che tutto è possibile?
Per la prima volta, nella vita, la sentite anche voi questa vertigine?
Credo che si chiami vita, lotta per la vita. Godiamocela. Era un po' che non ci passava accanto."
(Massimo Temporelli)
Opera di Manuel Felisi

Opera di Manuel Felisi


Fonti


La primatologa Jane Goodall: “La mancanza di rispetto per gli animali ha causato la pandemia” – La Stampa del 12/04/2020:
https://www.lastampa.it/la-zampa/altri-animali/2020/04/12/news/coronavirus-la-primatologa-jane-goodall-la-mancanza-di-rispetto-per-gli-animali-ha-causato-la-pandemia-1.38711424

Naomi Klein: "La gente parla di quando tornerà alla normalità, ma la normalità era la crisi":
https://www.elsaltodiario.com/coronavirus/entrevista-naomi-klein-gente-habla-volver-normalidad-crisis-doctrina-shock

Video “Ascolta” di Darinka Montico:
https://youtu.be/a2gdztJU1zY

Video “Epicentro” di Darinka Montico:
https://youtu.be/h2aONgYd2XM

Coronavirus, Munky (Korn):"Madre Natura riscuote il debito" – Radiofreccia 19/03/2020:
https://www.radiofreccia.it/notizie/articoli/coronavirus-munky-kornmadre-natura-riscuote-il-debito/


“La ‘cura’ per tutto e tutti sarà la riconversione ecologica” – La Stampa 03/04/2020:
https://www.lastampa.it/tuttogreen/2020/04/03/news/la-cura-per-tutto-e-tutti-sara-la-riconversione-ecologica-1.38673959

Coronavirus, Yunus: "Non torniamo al mondo di prima" – La Repubblica 18/04/2020:
https://www.repubblica.it/economia/2020/04/18/news/coronavirus_yunus_non_torniamo_al_mondo_di_prima_-254319011/

Per l'immagine in evidenza in cima all'articolo, un ringraziamento particolare va ad Elena Rizzi, che l'ha disegnata in un momento creativo speciale, condiviso con sua figlia di 10 anni: 
"Ero qui con mia figlia e ho dato a lei le tempere per giocare... ed ho pensato: "Faccio un disegno anch'io, che è da tanto che non uso le tempere" e così... ho iniziato a mettere nel piatto un colore dopo l'altro partendo dalle pennellate dietro... e poi è uscito l'albero... dapprima spoglio, solo vestito dei rami, e poi sempre più ricco di foglie e fiori e infine le possenti radici e gli “scoppiettii" a lato.... il pennello andava da solo."
Il suo disegno è riportato anche qui di seguito, per poterlo apprezzare meglio nella sua interezza. 

Albero arcobaleno

Opera di Elena Rizzi


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