Cullare la vita: una sorta di manifesto per le madri di un nuovo mondo, quello post-Covid - RiEquiLibrarsi
.st0{fill:#FFFFFF;}

Cullare la vita: una sorta di manifesto per le madri di un nuovo mondo, quello post-Covid 

Dobbiamo ricreare l’esperienza dell’intimità domestica. È un compito femminile, questo, che hanno tanto le donne quanto gli uomini. Non necessariamente è la donna a prendersi cura della casa; un uomo può svolgere il compito altrettanto bene. Ma tutti dobbiamo riconoscere quanto sia importante che il lavoro venga fatto.  Il mondo che è fuori non è, in sé, un luogo più importante dove stare”.
(Marianne Williamson)

Questo potrebbe essere uno dei tanti messaggi che vuole comunicarci il Coronavirus, obbligandoci a rimanere isolati nelle nostre case, per trascorrere ogni momento della giornata insieme ai nostri familiari.

genitori

Invece sono parole scritte nel lontano 1993 dall'autrice e conferenziera statunitense Marianne Williamson nel suo splendido libro “Il valore di una donna”.

E sono parole che condivido pienamente, soprattutto da quando sono diventata “NuovaMente Mamma”.

Con l’arrivo del terzo figlio, la Vita mi ha dato infatti un’altra opportunità, che sto cercando di onorare al meglio delle mie possibilità.

Non solo l’opportunità di rivivere l’esperienza della maternità con maggior consapevolezza, ma anche quella di tornare indietro nel tempo: nel visino di Leonardo, infatti, rivedo sia Mariasole che Pietro da piccoli, con le loro espressioni caratteristiche. Già loro due si assomigliavano molto nei lineamenti, ma i loro sguardi erano molto differenti: pieni di gioia e stupore quelli di lei, accigliati e indagatori quelli di lui. Eppure adesso, in un unico cucciolo, posso rivederli entrambi, così uguali e così diversi.

Quando lo tengo tra le mie braccia e lo guardo dormire, le differenze si attenuano e mi viene da pensare di star cullando la Vita.

Sì… come dire? Mi sembra quasi di percepire un messaggio… è come se tutte e tre le mie gravidanze fossero state architettate dalla Vita per tornare a farsi sentire in me, per venire a dirmi: Prenditi cura di me, prenditi cura della Vita, non solo di quella dei tuoi figli, ma anche della tua, che non è equilibrata.

Nei primi due casi però il messaggio era passato un po’ sotto traccia ed io, nonostante gli inevitabili cambiamenti che l’arrivo di un bimbo comporta, dopo la fase iniziale di assestamento e adeguamento al mio nuovo ruolo, mi ero illusa di aver raggiunto un nuovo equilibrio, senza rendermi conto che in realtà era ancora troppo precario, anzi forse non si trattava affatto di equilibrio.

In questo senso la Vita mi ha dato un’altra opportunità: quella di “riequilibrarmi” e tornare ad essere una persona capace di prendersi amorevolmente cura di se stessa e della propria famiglia, smettendo definitivamente di trascurare o sacrificare i miei figli, il mio compagno e me stessa in nome del lavoro.

Per anni mi sono condannata giornalmente a "scariche" di fretta e nervosismo come primo ingrediente mattutino, a riunioni assurde e improduttive che non risolvevano nessun problema, anzi spesso ne creavano altri, a tour de force inimmaginabili per rispettare le scadenze, portandomi il lavoro a casa durante il fine settimana o le vacanze natalizie…

Non voglio più una vita così, non ha davvero nessun senso.

Da quando sono diventata “NuovaMente Mamma” ho riscoperto il piacere di poter essere chi voglio essere, come voglio essere e quando voglio esserlo. Il piacere di prendermi abbastanza cura di me, da avere poi le giuste energie da dedicare agli altri. Il piacere di vivere a modo mio, lasciando che a condizionare le mie giornate siano soltanto le persone a me care e le loro esigenze, non più inutili imposizioni di orari, procedure o cose da fare da parte di chissà chi.

Certo, anche la vita da mamma ha i suoi lati negativi ma, in fondo, cosa c’è di più importante per ogni madre che crescere bene i propri figli? Lo spiega molto meglio di me sempre la scrittrice Marianne Williamson, nello stesso libro “Il valore di una donna” ed in particolare nel capitolo “Il cordone d’oro”, da cui ho tratto i seguenti brani, che rispecchiano pienamente le consapevolezze che ho raggiunto dopo la nascita di 3 figli e che mi fa piacere divulgare come una sorta di vero e proprio manifesto, un manifesto per le madri di un nuovo mondo, che mi piacerebbe intitolare “Cullare la Vita”:

"Che cosa dobbiamo fare? Nient’altro che lavorare, ognuno per conto proprio, nella propria famiglia, con i propri bambini, per diffondere la pace e l’amore quanto meglio possiamo? […]
I bambini ci ricordano quali sono le cose importanti. Ci aiutano a riacquistare una prospettiva troppo spesso trascurata, in cui noi ci mettiamo in relazione alle generazioni passate e future. Una volta conobbi una donna che mi disse che avere dei bambini  «è avere tutte le cose per cui preghiamo, come il rispetto, la pazienza e la comprensione». Fui molto colpita dalla natura delle sue preghiere.
Non occorre dar vita a dei figli per sapere che siamo le madri del mondo. Siamo il grembo delle generazioni che verranno, non soltanto fisicamente, ma affettivamente, psicologicamente e spiritualmente. Il nostro corpo è il luogo che prepara e provvede alla vita materiale dei nostri figli, mentre la nostra personalità è il luogo che prepara e provvede alla loro vita affettiva. Nel bene o nel male, è dentro di noi che cominciano a prendere forma e a diventare quello che sono. Siamo tutte madri di tutti i bambini. Ogni donna, ovunque si trovi, che lavori in un’agenzia di pubblicità, in politica o nell'industria dello spettacolo, che sia insegnante, commerciante, cameriera, centralinista, o che soltanto si svegli la mattina, è comunque parte della nostra maternità. Non possiamo proteggere i nostri figli dalla massa collettiva delle vibrazioni femminili, né dovremmo volerlo. Il mondo dovrebbe essere un ambiente sicuro per i bambini, e dovrebbe aver cura di loro. Il fatto che non lo sia è un sacro appello ad agire per ogni donna consapevole.
Ho creato istituzioni assistenziali, le ho dirette e ho raccolto centinaia di migliaia di dollari per sovvenzionarle. Ho tenuto conferenze in tutto il mondo, a migliaia di persone, e ho scritto un libro che è stato primo nella classifica dei bestseller. Allevare un figlio è più difficile.
Ci vuole più energia, più concentrazione, più sensibilità e almeno altrettanta intelligenza. E se facessimo crescere felici i nostri figli, non avremmo nemmeno bisogno di tante istituzioni assistenziali e di conferenze e libri su come vivere più felici e in equilibrio con noi stesse. L’idea che una donna viva più pienamente la propria vita se ha un lavoro fuori casa, nel mondo, è un'idea malata. Non esiste madre che non lavori. Avendo aspettato tanto tempo prima di avere dei figli, forse la generazione del boom delle nascite è cieca di fronte all'enorme fatica – comunque accompagnata dalla gioia – che costa allevare un figlio. Ma la situazione cambierà, ora che siamo sempre di più a capire che al mondo non esiste lavoro che richieda più fatica e più intelligenza che crescere i propri figli. 

Eh sì, il Coronavirus, tra le altre cose, sembra proprio che stia costringendo noi madri a prendere nuovamente consapevolezza dell'importanza del nostro ruolo, sbattendoci improvvisamente in faccia tutta la fatica e l’intelligenza che tale compito richiede (dal punto di vista pratico, emotivo, mentale, spirituale) e che molte di noi avevano fin troppo delegato alla scuola, ai nonni, alle baby-sitter o ad altri tipi di aiuti esterni.

Ciò non significa che noi donne dobbiamo tornare ad essere gli angeli del focolare, rassegnandoci ad una sorta di ritorno al patriarcato. Anzi, tutto il contrario! Significa che possiamo cogliere l’occasione offertaci dal Covid-19 per riassaporare e riscoprire il valore del nostro ruolo materno in tutta la sua pienezza, per poi tornare a dargli voce nel mondo con piena consapevolezza della sua insostituibile ricchezza!

Mamma con 2 figli
Noi donne continueremo ad essere oppresse, socialmente e politicamente, finché non riconosceremo che i ruoli tradizionalmente attribuiti alle donne sono fra i più importanti della nostra società. Qualcuno deve pur prendersi cura della casa e dei figli. L’I Ching dice che se la cellula familiare è sana, allora tutta la società è sana; e quando la famiglia si divide, anche la società si divide. Come osiamo far credere alle donne che la loro vita sia meno importante, quando vivono al servizio delle famiglia, dei figli e della casa? E come osiamo far credere a un uomo che la sua vita sia più importante, se non è vero?
Siamo tutti qui per servirci a vicenda, e la scelta di servire gli altri non perde valore se le persone che serviamo sono i nostri cari. […]
Per farci capire dagli altri, come possiamo quantificare l’energia che ci vuole – emotivamente, intuitivamente, spiritualmente, intellettualmente, fisicamente – per amare bene? E non c’è nulla da amare che sia più importante della nostra famiglia. […]
Bisognerebbe riconoscere l’estrema importanza dell’assistenza ai bambini. Se spendessimo i nostri soldi con intelligenza, dandoli a chi si prende cura dei nostri figli, spenderemmo milioni di dollari in meno per riparare i danni fatti alla nostra società dagli adulti feriti. I bambini feriti diventano adulti feriti, e gli adulti feriti possono distruggere un intero pianeta.
La chiave per offrire cure materne ai figli è vederli come se fossero gli adulti che vorremmo diventassero: forti, felici, seri, affettuosi; e poi immaginare come dovrebbe essere la madre che li ha fatti diventare quegli adulti meravigliosi che sono. E il nostro compito è diventare quel tipo di madre, qualunque esso sia.
Molti genitori non svolgono come dovrebbero il loro compito perché non vogliono dedicarvi il tempo che sarebbe necessario per svolgerlo bene. Ci vuole tempo per dare risposte vere e consapevoli a tutte le domande di un figlio o di una figlia. Ci vuole intuizione e competenza per capire quello che pensa e quello che prova. Spesso ci vuole molto più di quanto siamo disposti a dare, per proteggere un figlio o una figlia dagli stimoli privi di senso che riceve dall'esterno. Ma per salvare il mondo, non esiste, potenzialmente, sforzo più radicale di una trasformazione del modo in cui alleviamo i nostri figli. Da adulti, dovranno soffrire soltanto in minima parte delle nostre nevrosi, altrimenti il mondo sarà seriamente nei guai. Non è il momento, questo, di imitare i nostri genitori. È il momento di invertire la tendenza.
Possiamo farlo. So che possiamo. Poiché abbiamo avuto il tempo per pensare – e molti di noi l’hanno fatto – a quello che a noi, quando eravamo bambini, non è stato dato e non è stato spiegato. E ora, con i nostri figli, abbiamo la possibilità di riscrivere la storia, di essere per loro i genitori che avremmo voluto avere. […]
I figli non sono bambini. Sono soltanto persone più giovani. A sessant'anni, abbiamo la stessa anima che avevamo a quaranta, e a venticinque la stessa che avevamo a cinque. Semmai, i bambini sono più saggi. Sanno più di noi, e hanno da insegnare a noi almeno quanto noi abbiamo da insegnare a loro. Come osiamo metterli nei box e farli giocare secondo le nostre regole, che sono tanto stupide? Come osiamo dir loro qualsiasi cosa, quando viviamo in un mondo che è rimasto tanto indietro? Quanto siamo ingrati e irriverenti ad ascoltare così poco e a prestare così poca attenzione, quando ci sono degli angeli che abitano con noi?
Non ho mai visto dimostrazioni tanto schiette di sapienza come nei bambini felici. Ridono molto, eppure sono serissimi. Capiscono tutto senza dare a vedere di capire così tanto. Sono vecchi e giovani, innocenti e affettuosi. Che cosa pensiamo di fare, fingendo di saperne più di loro? E perché anteponiamo le cose di questo mondo al loro benessere? Spesso abbiamo la tendenza a trattare i bambini come trattiamo Dio: non sempre bene. 
Avere una figlia mi ha insegnato, e m'insegna sempre, ogni giorno che passa, quanto è importante ascoltare. Quando ascoltiamo profondamente un'altra persona, acquistiamo la forza che si acquista unendosi. Cercare di comunicare le nostre idee o i nostri desideri senza prima aver trovato un terreno emozionale comune a noi e al bambino, o a un altro adulto, non fa che creare resistenze, sia che si manifestino subito, sia che emergano più tardi. 
La cosa più importante che ho imparato dei bambini è che è necessario mostrare loro rispetto e pazienza. Si parla tanto del rispetto che i bambini devono portare ai più anziani, eppure quante volte vediamo che non lo fanno, ma come possono imparare il rispetto se non lo ricevono? […]
Ogni donna dovrebbe ricordare che noi abbiamo la capacità intuitiva per sapere esattamente come ascoltare i nostri figli, come parlare ai nostri figli e come amarli. I corsi e il libri per i genitori possono essere utili, ma dovrebbero soltanto essere strumenti per farci attingere alla nostra esperienza e alla nostra conoscenza, non per allontanarcene. Per essere buoni genitori non occorre tanto l'intelletto quanto i sentimenti e l'intuizione. C'è un cordone d’oro che lega una madre al suo bambino. È la sapienza di Dio che l’ha messo dentro di noi. Nessuno più di noi sa che cosa vogliono e di che cosa hanno bisogno i bambini. È ascoltandoli e osservandoli che lo impariamo. Loro lo sanno, e ce lo dicono. […]
Diversi anni fa, tenni degli incontri settimanali per le madri e per i bambini più piccoli, basati sui principi spirituali che avevo illustrato nelle conferenze del mio ”Corso di miracoli”. Prima dell’incontro iniziale, feci meditazione, e chiesi che cosa avrei dovuto dire a quel gruppo di madri. Ecco che cosa sentii nel corso della meditazione. Non dovevo, in nessun caso, cercare di insegnare a quelle madri a essere madri; dovevo, invece, ricordare loro che la madre è la prima e principale maestra spirituale. Le donne sanno che cosa fare. il problema è che siamo state separate dalla nostra conoscenza essenziale. Il mio unico compito era quello di ricordare alle donne che la saggezza materna scorre in loro naturalmente come il latte.
Le madri sono maestre spirituali. Insegniamo l’amore ai nostri figli mostrando loro rispetto, pazienza e tenerezza. Loro impareranno ad amare nello stesso modo in cui vedranno noi amare loro e gli altri. Non basta sapere che amiamo i nostri figli. Dobbiamo chiederci seriamente che cosa significhi amarli.
In parte, amare significa aiutare gli altri a trovare la propria forza. Dorothy Canfield Fisher disse: «La madre non è una persona cui appoggiarsi, ma una persona che rende inutile appoggiarsi a qualcuno». I nostri figli non sono prolungamenti di noi stessi. Non siamo stati noi a crearli, ma Dio. Noi siamo qui per controllare il loro sviluppo, non per imporre quella che deve essere la loro realtà. Appartengono soltanto a se stessi. Non dobbiamo cercare di imporre loro i nostri ritmi, ma aiutarli a trovare e a mantenere i propri. Noi possiamo essere il luogo in cui il grande rispetto per il modo di essere di un bambino gli conferisce una maggiore serenità interiore. È questa la funzione sacerdotale della maternità. […]
Non capisco come mai si parli ai bambini quasi fossero degli idioti e a un certo punto ci si metta in testa di propinargli le grandi verità. E allora chi dovrebbe parlare ai figli della cose importanti? Gli insegnanti? Possiamo contarci? No, è compito nostro. 
Una volta, un’amica mi disse che è importante dire a un bambino di sì ogni volta che sia possibile. Invece di mostrar loro quello che non possono fare, dobbiamo mostrar loro tutte le cose che possono fare. Dobbiamo insegnare ai bambini che le possibilità sono in crescita costante, e non in costante riduzione. Tutti questi insegnamenti, in fondo, diventeranno gli abiti mentali che si porteranno appresso per tutta la vita.
Consideriamo quello che finora abbiamo fatto ai nostri figli, cominciando dai genitori e dal sistema scolastico. Abbiamo continuato a insegnargli che loro non sono il centro del potere della propria vita. Li educhiamo a una specie di schiavitù, insegnandogli a delegare agli altri il compito di determinare la loro vita e le loro scelte, e a servire un sistema esterno a loro. Viviamo in una società in cui gli individui consapevoli di quanto accade sono soltanto una stretta minoranza. Quasi tutti sono al servizio di una struttura pubblica o privata che ha il proprio centro al di fuori di loro e che non si cura affatto del loro cuore e della loro anima. E il nostro sistema scolastico non fa che favorire il fenomeno, addestrando i bambini a comportarsi da perfetti ingranaggi nella macchina del sistema. […]
Già a cinque anni, si è bloccati dalle tante voci che dicono che cosa si può fare e che cosa non si può. A cosa serve avere la libertà se non sappiamo come accedervi, come concederci di usarla? […]
Ci sono genitori che insegnano ai figli: «Il mondo è tuo. Esci e vai a prenderlo. Buon divertimento!» Ad altri figli viene insegnato che il mondo è un luogo di violenza, dove è difficile trovare abbondanza. I bambini assorbono questi messaggi come spugne, e si mettono in fila, insieme a tutti quelli che hanno saputo dai genitori che cos'è la realtà, per vivere la vita che fu fissata per loro fin dalla più tenera età. 
I problemi economici di questo paese non derivano dalla crisi finanziaria, ma da una crisi che riguarda la speranza e l’entusiasmo. Come puoi essere entusiasta quando credi che, per te, là fuori non ci sia niente; quando ti sembra che tutto il potere e tutte le opportunità siano in mano agli altri? Dobbiamo insegnare ai figli che l'abbondanza, nel mondo, è infinita e disponibile per chiunque, perché nasce dentro di noi. Insegnando ai nostri bambini a benedire il mondo, a celebrarlo e ad abbracciarlo, diamo loro la chiave del successo.
Noi, madri e padri, dobbiamo insegnare ai figli non soltanto a pensare a se stessi, ma anche a decidere per se stessi. Altrimenti, una volta adulti, non saranno in grado di decidere con intelligenza della propria vita, e meno ancora della loro società e del loro pianeta. […]
Che cosa c’è di più importante, per il futuro del nostro mondo, se non crescere dei bambini felici e ben adattati, che abbiamo potere e ne conferiscano agli altri? Sono loro i custodi del mondo di domani, e potranno essere o non essere pronti per questo compito. Non è una questione che riguarda soltanto le donne; è una questione centrale per il risanamento e la crescita della società. Ogni donna, così come ogni uomo, deve assumersi in cuore la responsabilità nei confronti di tutti i bambini. Per noi, generazione di genitori, ogni bambino è nostro figlio. […]
In ogni specie, la madre è tenera e affettuosa verso i piccoli, ma ferocemente protettiva quando i piccoli vengono minacciati. Che cosa è accaduto alla femmina della nostra specie? Non vediamo i pericoli che si profilano? Abbiamo forse l’impressione che i nostri figli e i figli dei nostri figli possano sopravvivere al disastro ecologico, sociale e spirituale che sta per investire il pianeta? I nostri piccoli sono minacciati. Ci sono bambini che muoiono. Non è il momento di passare tutto il giorno ad agghindarsi.
Vigila. Veglia nel giardino. Segui la luce. Onora la bontà, l’integrità e la verità. E, soprattutto, insegniamo queste cose ai nostri figli. Dobbiamo combattere gli orrori di un mondo al quale siamo indifferenti: un sistema che vomita tenebre, mass media che vomitano violenza, governi che vomitano apatia, industrie che vomitano veleno.
Se il rapporto tra madri e figli ritornerà ad essere il rapporto che Dio intende che sia – fra una nuova anima in terra e la sua prima maestra spirituale – allora i bambini, quando cresceranno, sapranno che né il denaro né la fama né il prestigio né il potere sono importanti quanto una vita vissuta per conseguire nobili scopi. […]
Noi donne dobbiamo ricordare la natura sacra del nostro io divino, la chiamata alla gloria connaturata nell'incarnazione umana. Siamo figlie della storia e madri di un mondo nuovo. Non è il momento di gettar via il nostro potere. È il momento di rivendicarlo, in nome dell’amore.”


Come figlia, come sorella, come donna, come madre e come insegnante, non posso far altro che sottoscrivere ogni singola parola di questo testo, che mi auguro possa essere d’ispirazione anche per voi, lettrici, amiche, sorelle, maestre spirituali, insegnanti di una nuova scuola e madri di un nuovo mondo!

Un nuovo mondo, il cui arrivo è stato a lungo desiderato ed è stato improvvisamente accelerato dalla pandemia di Coronavirus.

Ora più che mai, durante questa emergenza planetaria, noi donne abbiamo l’occasione di rivendicare il nostro potere e di iniziare a porre le basi per la ricostruzione di un mondo che sia davvero nuovo, ispirato ai valori tipicamente femminili della cura, dell’ascolto, della condivisione, della collaborazione, della tenerezza, dell’equilibrio vitale e della sorellanza!

Per riflettere su questi concetti ed al contempo emozionarci, vi saluto con questo video che rappresenta alcuni minuti del «Magnificat», lo spettacolo teatrale di Lucilla Giagnoni che ci invita a essere in armonia con la Terra e a dare valore al Femminile, alla sua ricchezza immensa a cui già tutti attingono da millenni senza riconoscerla:

Ascoltate l'energia con cui le sue parole prorompono nell'aria. E sentite come qualcosa di profondo entra in risonanza dentro di voi. Ascoltate questo suo messaggio potente, sublime e universale. Un messaggio che, insieme al manifesto per le madri di un nuovo mondo, dovrebbe essere bandiera di una nuova umanità.


Fonti


Corriere della Sera - 13/04/2020 - Attenti: le "principesse" si sono svegliate

Video dello spettacolo "Magnificat" di Lucilla Giagnoni:

Post di "Aghape per lo Sviluppo Umano" - 09/04/2020: Magnificat di Lucilla Giagnoni:

Libri citati:

il valore di una donna

Autrice: Marianne Williamson

Traduttore: S. Piraccini

Editore: Corbaccio

Un libro che rivaluta le qualità femminili e aiuta le donne a raggiungere la felicità attraverso una profonda consapevolezza di sé.


__CONFIG_group_edit__{"jujpq16g":{"name":"Paragraph","singular":"-- Text %s"},"jujps2v7":{"name":"Paragraph Box","singular":"-- Column %s"},"jul7ugm1":{"name":"Step Number","singular":"-- Text %s"},"jul7urwq":{"name":"Step Column","singular":"-- Column %s"},"jul7va21":{"name":"Step Columns","singular":"-- Columns %s"},"jul7vwq1":{"name":"Step","singular":"-- Content Box %s"}}__CONFIG_group_edit__
__CONFIG_local_colors__{"colors":{"548e7":"Step Background","bca03":"Accent Color"},"gradients":{}}__CONFIG_local_colors__

Articoli correlati:

Lascia un commento:

Il tuo indirizzo e-mail non sarà mostrato.
I campi contrassegnati sono obbligatori per commentare.

{"email": "Indirizzo email non valido", "url": "Indirizzo sito Web non valido", "richiesto": "Campo obbligatorio mancante"}

Facciamo sbocciare la nostra amicizia? 

Iscriviti alla newsletter e ai canali social per ricevere aggiornamenti da RiEquiLibrarsi
sempre nel RISPETTO della TUA privacy e del TUO tempo prezioso!
Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei tuoi dati personali e accetti la nostra Privacy Policy