Le luci dietro al buio del Coronavirus - RiEquiLibrarsi
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Le luci dietro al buio del Coronavirus 

Sono giorni a dir poco strani e difficili, carichi di tante emozioni contrastanti e nuove, ognuno di noi li sta vivendo in maniera diversa e anche io oscillo da momenti di paura e sconforto, ad altri in cui riesco a cogliere diversi aspetti positivi in tutta questa vicenda e a portare luce nei miei pensieri e in quelli di chi mi è vicino, fisicamente o virtualmente. Poi però arriva di nuovo il buio.

Ieri sera, per esempio, ho letto una testimonianza che mi ha scombussolato non poco: mi era già capitato di pensare con tristezza alle persone che stanno morendo in solitudine per colpa del Coronavirus, ma ho provato un vero e proprio dolore fisico di fronte a queste parole:

«Sai qual è la sensazione più drammatica? Vedere i pazienti morire da soli, ascoltarli mentre t'implorano di salutare figli e nipotini». La dottoressa Francesca Cortellaro, primario del pronto soccorso dell'Ospedale San Carlo Borromeo ti guarda, comprende il tuo stupore. «Vedi il pronto soccorso? I pazienti Covid-19 entrano soli, nessun parente lì può assistere e quando stanno per andarsene lo intuiscono. Sono lucidi, non vanno in narcolessia. È come se stessero annegando, ma con tutto il tempo di capirlo. L'ultimo è stato stanotte. Lei era una nonnina, voleva vedere la nipote. Ho tirato fuori il telefonino e gliel'ho chiamata in video. Si sono salutate. Poco dopo se n'è andata. Ormai ho un lungo elenco di video-chiamate. La chiamo lista dell'addio. Spero ci diano dei mini iPad, ne basterebbero tre o quattro, per non farli morire da soli».

(Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/politica/tsunami-e-muoiono-lucidi-1838892.html)

Il pensiero che proprio ora possa succedere qualcosa ai miei genitori ha iniziato allora a tormentarmi… Cerco di scacciarlo in tutti i modi, sono anni che insegno ai miei figli a non lasciarsi sopraffare dai pensieri negativi e a sostituirli con ricordi e immagini di momenti di gioia, desideri futuri o qualsiasi altra cosa possa far tornare il buon umore… ma questa volta mi sembra più difficile del solito, lo spettro della paura è più forte che mai…

Poi per fortuna, prima o poi, qualcosa viene in mio aiuto e mi permette di tornare ad avere un atteggiamento mentale più positivo: sono come al solito le mie letture, non solo quelle dei libri, ma anche quelle trovate su internet o sui social, visto che in questo periodo devo ammettere che ne sto facendo un uso forse un po’ eccessivo.

Infatti, tra tante notizie e scenari drammatici, mi è anche capitato di imbattermi in alcuni pensieri veramente belli, scritti soprattutto da donne: forse perché per noi è più facile gestire situazioni di clausura e limitazione della libertà individuale, perché per secoli ci hanno abituato a sopportarle? Forse perché la maternità ha insegnato a molte di noi a prenderci cura degli altri, a fermarci anche quando non avremmo voluto, a vivere sulla nostra pelle improvvisi cambiamenti di vita e di lavoro?

Non lo so… So solo che questi pensieri mi sono sembrati talmente tanto belli da non poterli tenere solo per me, per cui ho deciso di farne una raccolta che, nei momenti di maggior difficoltà, possa aiutare sia me che gli altri ad osservare le cose da un punto di vista diverso, forse più saggio.

Il primo pensiero di luce, che una cara amica ha condiviso con me, è quello dalla Psicologa e Psicoterapeuta Francesca Morelli, che mi ha aiutato ad iniziare a dare un senso a questa situazione assurda e surreale e ad allargare la mia visione a quello che mi piace definire l’equilibrio dell’Universo.

Equilibrio Universo
Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte e condivido con voi alcune riflessioni.
Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare...
In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l'economia collassa, ma l'inquinamento scende in maniera considerevole. L'aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira...
In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class.
In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo 14 ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati né domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all'altro, arriva lo stop.
Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro.
Sappiamo ancora cosa farcene?
In una fase in cui la crescita dei propri figli è, per forza di cose, delegata spesso a figure ed istituzioni altre, il virus chiude le scuole e costringe a trovare soluzioni alternative, a rimettere insieme mamme e papà con i propri bimbi. Ci costringe a rifare famiglia.
In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel "non-spazio" del virtuale, del social network, dandoci l'illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto.
Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?
In una fase sociale in cui pensare al proprio orto è diventata la regola, il virus ci manda un messaggio chiaro: l'unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunità, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi. La responsabilità condivisa, il sentire che dalle tue azioni dipendono le sorti non solo tue, ma di tutti quelli che ti circondano. E che tu dipendi da loro.
Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci.
Perché col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto.
Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo.

(Fonte: Post di Francesca Morelli Psicologa - Psicoterapeuta - Terapeuta EMDR - 07/03/2020)


Aggiungerei a questa bellissima riflessione, un’altra importante lezione del virus: in un paese che ha investito poco e male nella sanità, questa minuscola bestiolina ci ricorda che siamo tutti fragili e vulnerabili e che, anche e soprattutto per questo motivo, dovremmo avere un immenso rispetto e un infinito orgoglio per il nostro sistema sanitario nazionale pubblico, composto da medici, infermieri e operatori sanitari che sono veri e propri Angeli, senza i quali non potremmo né vivere né morire dignitosamente!!

supereroi

Per il resto, condivido completamente il pensiero della Dottoressa Morelli: nella mia visone del mondo e della Vita, niente succede per caso e la Natura ha le sue leggi che l’uomo può cercare di capire e interpretare (come del resto ho fatto anche io per anni durante i miei studi universitari di fisica), senza però avere la presunzione di poterle cambiare o piegare ai propri voleri.

E la legge dell’equilibrio è proprio una delle più importanti, quella che mi ha spinto a chiamare RIEQUILIBRARSI questo mio blog. Perché sono davvero tanti gli aspetti della nostra vita che risultano (o forse ormai dovrei scrivere risultavano?) squilibrati, molti dei quali vengono perfettamente descritti in questa riflessione della psicologa Morelli, che evidenzia come lo “shock” del Coronavirus possa in fondo rappresentare un’importante opportunità di riequilibrio, risveglio, rinascita, evoluzione e apprendimento per tutti noi.

Crisi Opportunità

Del resto trovo perfettamente calzante questa citazione, che ho scoperto tanti anni fa durante la lettura del libro “Una scomoda Verità” di Al Gore:

“Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità”
John Fitzgerald Kennedy
.

Ci voleva proprio un virus di origine cinese per ricordarcelo…

E per individuare le opportunità che si nascondono dietro questa crisi mi sono venute in aiuto le parole di un’altra blogger e scrittrice, Elena Bernabè, anche lei psicologa, ideatrice del Progetto e Responsabile della Redazione presso EticaMente:

Scrivo sempre e solo dopo una crisi.
Piccola o grande che sia.
Eppure faccio ancora un po' di fatica a fidarmi e ad affidarmi alle mie crisi, alle mie giornate no, ai miei sbalzi d'umore.
Eppure ogni volta, puntualmente, dopo ogni momento nero nasce in me qualcosa di nuovo.
E' come la notte che precede il giorno.
Sai che ha un senso, ne vedi anche la bellezza e ormai hai compreso che la mattina, qualsiasi cosa accada di notte, la luce arriva sempre.
E' questione di esperienza.
E di fiducia.
Ma anche di Presenza.
Perché se sei distratto mica riesci a cogliere il potere della notte, te lo fai scappare e diventa solo buio.
E così anche le crisi.
Se ti fai trascinare da esse diventi parte della crisi, diventi il nero, il buio, la fatica, la paura, il caos, la giornata no.
Ma se invece sei presente, attento e vigile, come un leone in attesa della sua preda, sai che la crisi che stai vivendo non è sfortuna.
E' l'occasione che stavi aspettando.
Per cambiare, evolvere, capire.
Un'occasione che non ha le vesti che ti aspettavi.
E proprio per questo non riesci a riconoscerla come tua alleata.
C'è bisogno di fede allora.
E di coraggio.
E di una vista ampia che va oltre a ciò che sta accadendo.
La crisi è giunta per parlarti.
Eh si, proprio a te.
Ed anche se è una crisi che vivono in molti, ha un messaggio diverso per ogni persona che la vive.
Per comprenderlo non bisogna far altro che considerare la crisi come il nostro più grande messaggero, viverla senza farci annientare da essa, essere desti, captarne i simboli.
Il simbolo è il codice che comprende la nostra anima.
Dobbiamo diventare cacciatori di simboli.
Buona caccia!

(Fonte: Post di Elena Bernabè - 25/02/2020)

Alla mia anima, per esempio, in questa situazione è venuto spontaneo concentrarsi sul simbolo dell’arcobaleno, di cui ho sviscerato i vari significati, riassumendoli in questo articolo.

E sempre della stessa autrice, ho trovato molto interessanti e condivisibili anche i seguenti pensieri:

Ci vuole un gran coraggio a trovare il senso in ogni accadimento della vita.
Coraggio e Presenza.
Ed è forse per questo che non riusciamo così spesso a trovarlo il senso.
Perché non siamo abituati ad essere coraggiosi e tanto meno presenti.
E ci lasciamo travolgere da ciò che accade, dentro e fuori di noi.
Senza riuscire a trovare un significato, senza comprendere, rimanendo nel caos e nella confusione.
Ma un significato c'è sempre.
C'è sempre una lezione da apprendere.
In ogni evento, anche il più doloroso, anche il più incomprensibile.
Basta non sfociare in automatico nel lamento, nella disperazione, nella paura.
Basta rimanere presenti a ciò che sentiamo, a ciò che viviamo.
E andare a caccia del simbolo, dell'immagine che ci porta quell'accadimento.
Dobbiamo divenire degli ottimi osservatori per poter nutrire il nostro istinto che ha così tanta sete di verità.
Per osservare ci vuole tempo, esperienza, apertura.
Ma una volta iniziata la caccia al simbolo acquisteremo un potere incredibile.
In grado finalmente di aprirci gli occhi.
"Se davvero la sofferenza impartisse lezioni, il mondo sarebbe popolato da soli saggi.
E invece il dolore non ha nulla da insegnare a chi non trova il coraggio e la forza di starlo ad ascoltare"
Sigmund Freud

(Fonte: Post di Elena Bernabè - 05/03/2020)​


E' arrivata l'ora della semina.
In modo prepotente.
Quasi inaspettato.
Come se non lo avessimo preso in considerazione.
Come se non ci riguardasse.
Eppure marzo è giunto.
Ed è un marzo speciale.
Sta chiedendo ad ognuno di noi di spargere i semi nel terreno, di curarli, di portarli alla fioritura.
Non abbiamo scampo stavolta.
Ci ha messo alle strette.
E il momento di afferrare i semi che abbiamo dentro.
Si proprio quelli abbandonati da chissà quanto tempo, quelli assopiti, nascosti sotto cumuli di distrazioni, pesantezze, fatiche, scuse.
Ora lo possiamo fare.
Lo dobbiamo fare.
Dopo questo periodo nulla sarà più come prima, dopo questa semina germoglieranno fiori nuovi, mai visti.
Ma solo ad una condizione.
Di aver il coraggio, ora, di abbandonarci, di lasciar andare, di arrenderci, di non insistere.
Come il seme che penetra nel buio del terreno.
Ma il seme sa che lo fa per fiorire.
Non lo ha letto sui libri, nessuno gli ha svelato questo segreto.
Ma dentro di lui c'è una saggezza antica che tutto sa.
E lui la lascia fare.
Questi giorni così diversi non capiteranno mai più.
E' la nostra unica occasione.
Lasciamo fare al vuoto che tutto sa.
Facciamoci semi.
Il seme non ha bisogno di parole, di passatempi, di pensieri, di paure, di giudizi e teorie.
Lui è.
E questo gli basta per fiorire.

(Fonte: Post di Elena Bernabè - 10/03/2020)

semi
Ci toglie il respiro.
E' l'unico modo che ha trovato l'universo per riuscire a fermarci.
Quel respiro così sacro ma che passava inosservato fino a poco tempo fa.
Eravamo come in apnea, respiravamo veloci, senza attenzione, senza cura.
Respirare non era importante, non era degno di alcuna considerazione.
Non avevamo tempo di respirare.
Mille impegni, mille distrazioni, mille altre cose.
E fermarsi a respirare era vista come una perdita di tempo.
Correre, fare, incontrare, parlare, agire.
Queste erano le cose che occupavano il nostro tempo.
A discapito di tutto il resto.
Ed ecco ad un certo punto nel modo più spietato possibile ci arriva la consapevolezza dell'importanza del respiro.
Non potevamo capirlo in altri modi.
Era l'unica via percorribile.
Ora non dobbiamo fare altro che portare attenzione al nostro respiro, renderlo fluido, donargli grazia, curarlo, dargli tempo.
Abbiamo finalmente il tempo e il modo di poter respirare come si deve.
Siamo noi il respiro del mondo.
Iniziamo a suonare questo tamburo silenzioso, questo ritmo sacro, questo canto senza suono.
E' giunta l'ora di diventare custodi di questo potente strumento di vita.
Respiriamo e connettiamoci così al mistero dell'universo.
A chi non possiamo vedere, abbracciare, toccare.
Senza parole, senza pensieri, senza ragionamenti.
La chiave di tutto è una sola cosa.
La Fiducia.
Che tutto ciò che accade ha sempre un senso...

(Fonte: Post di Elena Bernabè - 11/03/2020)


Pensieri simili ai precedenti sono stati espressi anche da un’altra artista, Darinka Montico, in questo splendido video:

E infine, sono arrivate ad allietarmi l’animo, altre due meravigliose donne, con le loro sublimi poesie, a futura memoria di due date importanti:

  • il 9 marzo 2020, che non solo è stato il compleanno di mia sorella Isabella, ma anche il primo giorno di estensione della zona rossa a tutta Italia,
  • l’11 marzo 2020, che non solo è stato il compleanno della mia amica-sorella Vanessa, ma anche il primo giorno di divieto di apertura di numerose attività commerciali italiane:
NOVE MARZO DUEMILAVENTI 
Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.
Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.
E poiché questo
era desiderio tacito comune
come un inconscio volere -
forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato
il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete
e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto
di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
Forse, non so.
Adesso siamo a casa.
È portentoso quello che succede.
E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.
È potente la terra. Viva per davvero.
Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo
se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato
l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge
che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.
Se la materia oscura fosse questo
tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene
a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi
che abbiamo fatto il cielo.
Una voce imponente, senza parola
ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,
e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata
che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.
Guardare di più il cielo,
tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano
sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie
la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.
A quella stretta
di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora -
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata
la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste
stare lontani un metro.
(Mariangela Gualtieri)

(Fonte: https://www.doppiozero.com/materiali/nove-marzo-duemilaventi)

Italia dal satellite


ERA L’11 MARZO DEL 2020
Era l’11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.
Ma la primavera non sapeva nulla.
Ed i fiori continuavano a sbocciare
Ed il sole a splendere
E tornavano le rondini
E il cielo si colorava di rosa e di blu
La mattina si impastava il pane e si infornavano i ciambelloni
Diventava buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse
Era l’11 marzo 2020 i ragazzi studiavano connessi a discord
E nel pomeriggio immancabile l’appuntamento a tressette
Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa
Dopo poco chiusero tutto
Anche gli uffici
L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire
Era l’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria
I nonni le famiglie e anche i giovani
Allora la paura diventò reale
E le giornate sembravano tutte uguali
Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire
Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme
Di scrivere lasciando libera l’immaginazione
Di leggere volando con la fantasia
Ci fu chi imparò una nuova lingua
Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi
Chi capì di amare davvero separato dalla
vita
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza
Chi chiuse l’ufficio e aprì un’osteria con solo otto coperti
Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo l’amore per il suo migliore amico
Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
E l’economia andare a picco
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti
E poi arrivò il giorno della liberazione
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
E che il virus aveva perso
Che gli italiani tutti insieme avevano vinto
E allora uscimmo per strada
Con le lacrime agli occhi
Senza mascherine e guanti
Abbracciando il nostro vicino
Come fosse nostro fratello
E fu allora che arrivò l’estate
Perché la primavera non lo sapeva
Ed aveva continuato ad esserci
Nonostante tutto
Nonostante il virus
Nonostante la paura
Nonostante la morte
Perché la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita.
(Irene Vella)

 Fonte: Post di Irene Vella - 11/03/2020)

poesia irene vella street art
boccioli fiori rosa
boccioli fiori bianchi

Beh, che altro aggiungere, hanno già detto tutto loro… donne come noi, vere, forti, fiduciose nelle leggi della Natura, nella perfezione e nella forza della Vita, consapevoli della necessità e dell’importanza di trarre lezioni anche dai momenti più duri e difficili della storia dell’umanità.

Non so chi l’abbia scritto, perché in questi giorni di clausura forzata ho letto tanto e non sempre sono riuscita a salvare le fonti come nei casi sopra citati, ma probabilmente in futuro il tempo verrà scandito con a.C. (avanti Coronavirus) e d.C. (dopo Coronavirus), perché niente potrà essere più come prima.

E sì, quando quest’incubo sarà finito, potrà esserci una vera e propria rinascita collettiva come dopo la guerra… Una guerra i cui eroi saranno stati i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che dovranno vedere finalmente riconosciuto in maniera giusta il proprio impegno, il valore del proprio lavoro e quello della sanità pubblica.

Una guerra i cui morti, dopo aver lasciato in solitudine questa dimensione, senza poter nemmeno alleviare la paura del trapasso con il conforto del calore di una mano amica, meriteranno almeno, nelle piazze di ogni città italiana, un monumento ai caduti, che li ricordi come coloro che, con il proprio sacrificio, avranno liberato i propri figli e i propri nipoti dalla schiavitù dei tempi moderni, dalla prigionia del lavoro incessante sulla "ruota del criceto", dalla dittatura collettiva del “non ho tempo”, dalla disconnessione da Madre Natura, permettendo al mondo intero di riappropriarsi del vero significato della Vita.

PER I MORTI DELLA RESISTENZA
Qui
Vivono per sempre
Gli occhi che furono chiusi alla luce
Perché tutti
Li avessero aperti
Per sempre
Alla luce
(Giuseppe Ungaretti)


Fonti


Testimonianza della Dottoressa Francesca Cortellaro:
https://www.ilgiornale.it/news/politica/tsunami-e-muoiono-lucidi-1838892.html

Post di Francesca Morelli Psicologa - Psicoterapeuta - Terapeuta EMDR - 07/03/2020:
https://www.facebook.com/IlBlogDellaPsicologa/posts/2490728477923163

Post di Elena Bernabè - 25/02/2020: "Scrivo sempre e solo dopo una crisi..."
https://www.facebook.com/elena.bernabe.5/posts/10221690878490772

Post di Elena Bernabè - 05/03/2020: "Ci vuole un gran coraggio a trovare il senso..."
https://www.facebook.com/elena.bernabe.5/posts/10221781084505866

Post di Elena Bernabè - 10/03/2020: "E' arrivata l'ora della semina..."
https://www.facebook.com/elena.bernabe.5/posts/10221832154542585

Post di Elena Bernabè - 11/03/2020: "Ci toglie il respiro..."
https://www.facebook.com/elena.bernabe.5/posts/10221840933882063

Video "Ascolta" di Darinka Montico:
https://youtu.be/a2gdztJU1zY

Poesia di Mariangela Gualtieri "Nove marzo duemilaventi":
https://www.doppiozero.com/materiali/nove-marzo-duemilaventi

Poesia di Irene Vella "Era l'11 marzo del 2020":
https://www.facebook.com/1153483944/posts/10221563493334032/?d=n

Poesia di Giuseppe Ungaretti "Per i morti della resistenza":
I grandi poeti. 1 - Ungaretti. Vita, Poetica, opere scelte - Edizione speciale per il Sole 24 ORE


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