Perfettamente imperfetta - RiEquiLibrarsi
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Perfettamente imperfetta 

Mi ero ripromessa di scrivere un articolo sul perfezionismo ben 5 mesi fa... non sarà mica colpa del mio perfezionismo, se lo sto scrivendo solo adesso?

Se in passato questa mia caratteristica mi faceva ritardare di qualche giorno l'avvio di un'attività in attesa che tutte le condizioni fossero perfette, oggi che sono una “Mamma 3.0” inevitabilmente questa mia tendenza a procrastinare si va a sommare ai casini quotidiani e agli imprevisti legati ai figli e, senza neanche rendermene conto, 5 giorni diventano 5 mesi!

Ed ecco che, dopo aver scritto queste poche righe, il bimbo piccolo si è di nuovo svegliato... bene, proseguirò tra altri... 3 mesi forse?!?!

In effetti di mesi ne è passato uno, ma ora finalmente posso riprendere da dove ero arrivata...

A proposito: dove cavolo ero arrivata? In realtà non ero nemmeno partita, quindi...

Pronti? Attenti? Via!!

“Una persona senza difetti è una carta velina, sono i difetti il nostro valore aggiunto, ciò che ci dà spessore e ci distingue, come i segni particolari nei documenti d’identità, mentre la perfezione è noiosa e insulsa come la puntualità.”

(Sergio Garufi - Il superlativo di amare)


Che sia proprio la consapevolezza di avere dei difetti la causa che ci spinge a cercare a tutti i costi di nasconderli per apparire al mondo perfetti?

Oppure davvero esiste qualche perfezionista che pensa di non averne, di difetti? 

La Vita, dall'alto della Sua perfezione, dovrebbe aver dimostrato a tutti noi, almeno una volta (nella vita, appunto), la nostra totale imperfezione. Anzi, la nostra perfetta imperfezione, direi. Sì perché ogni mio più piccolo difetto si combina con tutti gli altri miei difetti in modo unico, un modo che caratterizza solo e soltanto me, rispondendo "perfettamente" a quelle che sono le lezioni che IO devo imparare, per poter EVOLVERE.

"Ma nessuno viene al mondo per contemplare la propria perfezione. Ci si arriva con un obiettivo molto più serio. Evolvere."

(Massimo Gramellini e Chiara Gamberale - Avrò cura di te)


Del resto, come illustra bene il magico libro "Il Bar Celestiale" di Tom Youngholm, l'unica perfezione possibile, in Natura così come nella Vita, è l'equilibrio:

"Il Principio Universale finale è: “Tutta l’Energia va verso l’Equilibrio”. L’equilibrio è lo stato naturale dell’universo, come un cerchio. Un cerchio perfetto è sempre in equilibrio. Il pianeta Terra è sempre in equilibrio a causa dei suoi opposti poli e del suo equilibrio tra il sole e gli altri pianeti del sistema solare. In elettronica c’è un polo positivo e uno negativo. Negli umani c’è un lato chiaro e uno scuro. Entrambi i lati creano l’equilibrio. L’equilibrio, come nell'esempio del cerchio, permette a tutte le cose di muoversi verso una consapevolezza ultima, o perfezione. Senza equilibrio, tutte le cose, inclusi gli esseri umani conducono una vita di discordia. Con l’equilibrio, c’è la perfezione o Interezza, interezza con il Creatore, Dio, l’Energia Divina, il Potere Universale, chiamalo come vuoi. […]


Così l’Energia semplicemente è. Non “buona”, non “cattiva”, semplicemente è. Un po’ come le emozioni. [...]. Le emozioni non sono né buone né cattive; semplicemente sono. Quello che conta è ciò che ne facciamo. Lo stesso accade con l’energia, è tutto collegato e semplicemente è. Il “bene” e il “male” sono meri giudizi, non energia. L’energia può essere fuori equilibrio, ma è puramente uno stato innaturale perché tutte le cose naturalmente cercano la perfezione, come se fosse la loro migliore e più alta utilizzazione. […]


La Dualità è un aspetto della realtà, una parte dei Principi Universali; esiste indipendentemente dal fatto che venga percepita o meno. La separazione è solo una credenza, che spesso ha più a che vedere con il punto focale che con altro. Tuttavia, il concetto di Dualità si basa sulla premessa che tutto è presente in ogni momento. Se tutto è energia e se tutta l’energia è interconnessa, allora tutto è Uno e ogni parte deve contenere l’intero.


Questo significa che ogni momento che tu sperimenti, ogni cosa che osservi, ogni persona con cui interagisci, contiene la sua interezza o equilibrio o perfezione.


Se credi che il tuo mondo sia separato, quella profezia di autosoddisfacimento sembrerà vera. Il tuo mondo saprà, ti sembrerà e ti apparirà separato, ma è un’illusione. La Dualità dice che tutto è parte dell’Uno; tutto esiste insieme allo stesso tempo.[…]


La tua realtà si basa sul tuo punto focale. Cambia il punto focale e cambierà la realtà. Ci hai mai provato? […]


Ma c’è una parte sulla Dualità che potrai trovare difficile da accettare. Quando vedi qualcosa che definiresti buono, come qualcuno che aiuta la comunità e viene incensato, ricordati che, nello stesso momento, in lui esiste anche un lato oscuro. Allo stesso modo, quando accendi la televisione e vedi la crudeltà di una persona, sappi che quella stessa persona ha anche un lato amorevole e caloroso. Quella è la Dualità. È parte del concetto di equilibrio. La vita non è mai ‘o l’uno o l’altro’, ma sempre ‘entrambi’. Tutta l’energia è in equilibrio: la sfida è quella di trovare, attuare e sentire l’equilibrio. […]


La conversazione che stiamo facendo è iniziata quando tu hai detto che qualcosa che non avevi fatto era un ‘male’. Ti ho suggerito che saresti stato più preciso se avessi definito il tuo comportamento come ‘fuori equilibrio’. Così ti puoi chiedere: che cosa posso fare per acquisire l’equilibrio? Come faccio? […]


Allora come faccio a correggere la mia mancanza di equilibrio?


Portando alla luce la parte oscura. […]


Smettendo di credere che il lato oscuro sia separato; imparando dal lato oscuro, ma soprattutto parlandone. Non temendo di ammettere che esiste e perché. Ecco come. Una volta che viene portato alla luce, non sembrerà così potente, così difficile da riequilibrare.


Ecco una bella lezione per tutti i perfezionisti come me. 

Smettiamola di voler nascondere il nostro lato oscuro, fingendo che non esista. 

Esiste eccome, in noi come in ogni altro essere umano. E solo portandolo alla luce potremo riequilibrarlo. 

Possiamo mostrarlo al mondo insieme ai nostri difetti, ai nostri sbagli, al nostro dolore e alle nostre emozioni più scomode e difficili... E chissà, magari, dopo aver abbassato la maschera che mostrava solo le cose belle, forse appariremo anche più simpatici agli occhi degli altri. Sicuramente risulteremo più umani.  

Possiamo ringraziare la Vita anche per averci fatto sbagliare o stare male, perché da quelle esperienze avremo sicuramente imparato molto di più, su noi stesse e sul mondo, rispetto a quanto potremmo imparare facendo sempre le brave. 

E qui sto parlando al femminile, perché la tendenza a "fare le brave bambine" è tipica soprattutto di noi donne. Che ci "gasiamo" quando gli altri ci vedono come delle "Wonder Woman" e invece piangiamo in silenzio, di nascosto, quando abbiamo qualche difficoltà che ci fa sentire deboli e ci impedisce di dire "Va tutto bene".

No, non va sempre tutto bene. Non può andare tutto bene sempre. Anche le più fortunate di noi attraversano momenti di sconforto e crisi, inciampano, fanno passi falsi, avanzano di tre passi e poi arretrano di altri quattro, si confondono, si pentono, si arrabbiano non solo con gli altri, ma anche e soprattutto con se stesse.


Wonder Woman

Non siamo perfette, non possiamo proprio esserlo per natura. E, se vogliamo essere autentiche, dobbiamo mostrare le nostre imperfezioni anche ai nostri figli, per evitare di diventare per loro un modello di perfezione con il quale non potranno mai competere altre donne, né le nostre figlie femmine, né le compagne dei nostri figli maschi. Evitiamo di perpetrare la sofferenza. Dovrebbe essere un obbligo morale se vogliamo contribuire alla costruzione di un mondo migliore.

"E' meglio vivere la propria vita in modo imperfetto, che imitare perfettamente quella di qualcun altro

(Elizabeth Gilbert)


E, prima di concludere, non posso fare a meno di offrivi qui di seguito qualche assaggio del bellissimo libro "Big Magic” della stessa Elizabeth Gilbert, un libro che dovrebbe assolutamente esser letto da chiunque abbia allo stesso tempo bisogno e paura di dare spazio alla propria creatività.

creatività

Si tratta di alcuni passi che un paio di anni fa, in occasione della festa della donna, ho voluto leggere nelle mie classi del Liceo Scientifico, dopo una lezione atipica di fisica sulle scoperte scientifiche e, soprattutto, sulla vita e sul lato umano di una grande scienziata, Marie Curie, una donna straordinaria, ma sicuramente imperfetta, come ognuno di noi.

Pur trattandosi di un libro che non aveva niente a che fare né con la fisica, né con Madame Curie, ho voluto lo stesso leggerlo, proprio per far sì che le mie alunne, dopo esser state ispirate dalla “Madame del doppio Premio Nobel”, non si sentissero troppo in soggezione ed imperfette in confronto ad un così grande personaggio.

Ecco quindi le parole che lessi in quell'occasione per loro e che ogni tanto rileggo anche per me:

… è necessario mollare ogni illusione di perfezione. […]


La prima cosa da fare è dimenticare la perfezione. Non c’è tempo per la perfezione. E in ogni caso, la perfezione è irraggiungibile. É una leggenda, una trappola, una ruota per criceti che vi porta dritti alla morte. […]


Il perfezionismo ci impedisce di portare a termine un lavoro, ma peggio ancora spesso ci impedisce di iniziarlo. I perfezionisti decidono in anticipo che il risultato finale non potrà mai essere soddisfacente, quindi non ci si mettono nemmeno. […]


Credo che il perfezionismo sia una visione esasperata e griffata della paura, niente di più. […]


Perché sotto la patina lucente del perfezionismo si nasconde una profonda angoscia esistenziale, che sottintende questo pensiero: «Non sono abbastanza bravo e non lo sarò mai».


È un’esca pericolosa in particolar modo per le donne, che a mio parere sono più esigenti con se stesse rispetto agli uomini. Ci sono molte ragioni per cui ai giorni nostri le voci e le visioni delle donne non sono sufficientemente rappresentate in campo creativo. Parte della loro esclusione si può imputare alla solita vecchia misoginia, ma anche al fatto che molto spesso sono proprio le donne ad astenersi dal parteciparne. Non mettono in gioco le loro idee, il loro contributo, la loro capacità di leadership e il loro talento. Sono ancora troppo convinte di non meritare il permesso di farsi avanti fino a quando non reputano che il loro lavoro sia perfetto e al di sopra di ogni possibile critica.


D’altro canto, il fatto di proporre qualcosa di decisamente non perfetto raramente impedisce agli uomini di partecipare al dialogo culturale. Dico per dire. E non è una critica agli uomini, in ogni caso. Mi piace questa loro caratteristica, questa loro assurda sproporzionata fiducia in se stessi che li porta a dire: «Sono qualificato al quarantuno per cento per questo compito, quindi datemi il lavoro!». Certo, a volte i risultati sono disastrosi e ridicoli, ma per quanto possa sembrare strano, altre volte funziona – e così, un uomo che apparentemente non è pronto per un dato compito, che non ne è all'altezza, chissà come accresce in un batter d’occhi il proprio potenziale, con uno di quei balzi sconsiderati che si fanno quando credi davvero in qualcosa.


Mi piacerebbe che ci fossero più donne disposte a fare questi balzi sconsiderati.


E invece ho spesso visto sin troppe donne fare esattamente il contrario. Ho visto troppe ragazze brillanti e dotate dire: «Sono qualificata al novantotto per cento per questo compito, ma finché non mi guadagno quello spicchio di competenza che manca me ne resto in disparte, per sicurezza». […]


Dobbiamo capire che tendere al perfezionismo è una corrosiva perdita di tempo, perché niente è mai al riparo dalle critiche. A prescindere da quanto vi dedichiate a tentare di rendere impeccabile qualcosa, ci sarà sempre qualcuno che ci troverà una pecca (c’è ancora qualcuno che considera le sinfonie di Beethoven un tantino troppo… come dire… rumorose). A un certo momento dovete mettere uno stop al vostro lavoro e lasciarlo andare così com'è – se non altro per avere la possibilità di mettervi a fare altro, con il cuore contento e risoluto. […]


Non deve essere perfetto non c’è bisogno che siate Platone.


Non è che un istinto, un esperimento e un mistero, quindi iniziate pure.


Iniziate da qualsiasi parte. Preferibilmente adesso. […]


Molto tempo fa, quando avevo vent'anni ed ero ancora molto insicura, incontrai una donna coraggiosa, indipendente, creativa e forte, che aveva passato la settantina e che mi offrì un preziosa perla di saggezza.


Mi disse: «Tra i venti e i trent'anni ci preoccupiamo tanto di essere perfette, per il timore di ciò che gli altri pensano di noi. Poi, tra i quaranta e cinquanta, iniziamo finalmente a essere libere, perché decidiamo che non ce ne importa niente di cosa gli altri pensano di noi. Ma siamo completamente libere solo a sessanta, settant'anni, quando da ultimo capiamo questa grande verità: non c’è proprio nessuno che sta lì a pensare a noi».


Non ieri. Non oggi. Non domani.


La gente più che altro è impegnata a pensare a se stessa. Non ha tempo di preoccuparsi di quello che state facendo o se lo state facendo bene, poiché ognuno è comunque preso dalla proprie storie. […]


Siate liberi, perché sono tutti molto presi da se stessi per perdere tempo con voi.


Siate pure chi volete essere.


Fate quello che volete.


Inseguite quello che vi affascina e che vi fa sentire vivi.


Create quello che volete – e lasciate che sia meravigliosamente imperfetto perché è più che probabile che nessuno se ne accorgerà. […]


Che si trattasse di lavare i piatti o di incartare i regali di Natale, il pensiero di mia madre era in linea con quello del generale Patton: «Un buon piano energicamente messo in atto adesso è molto meglio di un piano perfetto messo in atto domani».


O, per parafrasare: un romanzo mediamente buono scritto energicamente ora è meglio di un romanzo perfetto scritto scrupolosamente mai.


Inoltre credo che mia madre avesse compreso molto bene questo semplice concetto: che solo il portare a compimento qualcosa è una conquista piuttosto onorevole in sé. Oltretutto rara. Perché diciamolo, la maggior parte della gente lascia le cose a metà!


Quindi, ragazze mie, smettiamola di lasciare i nostri progetti a metà o i nostri sogni nel cassetto, oppure piantiamola di crogiolarci e addentrarci al loro interno fino all'esasperazione o all'ossessione, ovverosia finché non saranno impeccabili e pronti ad essere portati alla luce senza rischio di essere criticati, perché tanto lo saranno comunque!

Abbandoniamo ogni paura, più o meno conscia, di non valere abbastanza e di essere sbagliate, che in fondo altro non sono che l'altra faccia, quella oscura, del perfezionismo e del bisogno di vedere riconosciuto il proprio valore...

Se noi per prime avremo veramente coscienza del nostro valore, non sentiremo alcun bisogno di dimostrarlo agli altri per ottenere la loro approvazione.

Può bastarci la nostra di approvazione e quella sacra della Vita, che ci ha voluto esattamente così come siamo, per essere noi stesse e fare esattamente ciò che ci piace fare, ciò che ci fa sentire vive, ciò a cui sentiamo di appartenere.

Per cui, mie care amiche, senza più alcuna esitazione, diamoci il permesso di sbocciare in maniera perfettamente imperfetta.

"Quando si diventa sufficientemente forti di una forza, magari imperfetta ma moderata e utile, tanto da essere se stesse e scoprire a che cosa si appartiene, allora è possibile influenzare la comunità esterna e la coscienza culturale con abilità. Che cos'è una forza moderata? Si ha quando la madre interiore che ti dà la vita non è sicura al cento per cento di che fare: se lo è al settantacinque per cento va già bene, perché è una buona percentuale. Ricordate che diciamo che un fiore sta sbocciando quando è a metà, a tre quarti o nel pieno della fioritura.

(Clarissa Pinkola Estés - Donne che corrono coi lupi)

fiore luna

 

Libri citati:

Il romanzo di un uomo nel pieno della maturità che deve fare i conti con l'eterno conflitto tra le aspettative giovanili e la loro evaporazione: la tragicommedia di un uomo che ce la fa.

Autore: Sergio Garufi

Editore: Ponte alla Grazie

Uno scambio intenso, divertente, commovente tra una donna smarrita e il suo angelo custode, voce dell'interiorità prima che dell'aldilà, capace di silenziare la testa. Per ascoltare il cuore. 

Autori: Massimo Gramellini e Chiara Gamberale

Editore: TEA Libri

bar celestiale
In un momento di profonda crisi esistenziale un musicista trova rifugio in un bar immaginario e approda infine a una piena consapevolezza di sé, raggiungendo l'equilibrio che apre le porte alla felicità e al successo. 

Autore: Tom Youngholm

Editore: Corbaccio

Un libro che ci esorta, con fare scanzonato, a portare alla luce i tesori che ognuno di noi custodisce in sé e ad affrontare la quotidianità a testa alta, con consapevolezza, passione e libertà. 

Autrice: Elizabeth Gilbert

Editore: BUR

Il libro-culto che ha cambiato la vita di milioni di donne, aiutandole a ritrovare la loro Donna Selvaggia, intesa come forza psichica potente, istintuale e creatrice, lupa ferina e al contempo materna, spesso soffocata da paure e insicurezze

Autrice: Clarissa Pinkola Estés

Editore: Pickwick


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